Crioconservazione degli ovociti: diventare mamma dopo un tumore

Nell’ambito della procreazione medicalmente assistita, disponiamo oggi di tecniche innovative e conoscenze sempre più approfondite, che consentono di diventare mamma anche dopo essersi sottoposte a terapie oncologiche. La crioconservazione degli ovociti è una di queste.

I progressi della ricerca scientifica in ambito oncologico, sia in termini di miglioramento delle terapie disponibili sia per l’aumento delle diagnosi in età giovanile, fanno sì che sconfiggere un tumore sia sempre più frequente. Dopo una simile esperienza, tornare alla vita è una necessità e molte donne decidono, una volta superato lo scoglio della terapia, che è il momento di assecondare il proprio desiderio di maternità.

Questo desidero rappresenta anche la volontà di guardare oltre la patologia e cercare un ritorno alla normalità dopo aver subito situazioni e cure spesso traumatizzanti. Non di rado, però, insorgono condizioni che rendono il concepimento difficile, condizioni che, in alcuni casi, potrebbero essere prevenute ricorrendo per tempo alla crioconservazione degli ovociti.

Sono diverse le forme di tumore che possono colpire le donne tra i 20 e i 40 anni: alla mammella, alla tiroide, alla cervice uterina, al colon-retto, all’ovaio, i linfomi e le leucemie. “Quando sono colpite le donne in età fertile, nell’impostare la strategia terapeutica è fondamentale pensare anche a preservare la fertilità” afferma la Dottoressa Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione del Centro fertilità ProCrea. “È importante che questo tema sia affrontato già al momento della diagnosi. La tempestività con la quale queste informazioni sono comunicate è fondamentale. Quando una donna riceve una diagnosi di tumore e non le viene spiegato che la terapia oncologica può avere un impatto negativo sulla sua fertilità, o viene informata troppo a ridosso dell’inizio della chemioterapia, le si nega il tempo di riflettere. Ed è la cosa peggiore che si possa fare. Si deve dare alla paziente la possibilità di scegliere.” Oggi, la collaborazione tra oncologi e specialisti della medicina della riproduzione può fare la differenza, salvaguardando ogni aspetto del futuro della paziente.

Le strategie attuabili per salvaguardare la fertilità sono molteplici. “Consigliamo la crioconservazione del tessuto ovarico, degli ovociti o degli embrioni” continua la Dottoressa Bellavia. Il congelamento degli embrioni è in genere indicato per chi ha necessità di ritardare il transfer, dovendosi sottoporre ad un intervento chirurgico o alla chemio/radioterapia.

Il congelamento degli ovociti permette di conservare anche per molti anni queste cellule e ciò consente di dare più tempo alla paziente di guarire. “La scelta della metodica di crioconservazione dipende dal tipo di tumore e dalle tempistiche che si hanno a disposizione. È importante che l’inizio della terapia oncologica non venga ritardato come potrebbe avvenire attuando una metodica che necessita per esempio una stimolazione ormonale che richiede due settimane. Se, come spesso succede, per esempio nei tumori ematologici, quel lasso di tempo non è disponibile, può essere più opportuno considerare la crioconservazione del tessuto ovarico”. Quest’ultimo viene prelevato nel corso di una laparoscopia eseguita in anestesia generale, poi suddiviso in frammenti e conservato in azoto liquido. È un metodo utilizzato anche in età prepuberale.

Dopo il cancro, la vita potrà ricominciare: grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita i gameti potranno essere utilizzati per dare origine a una nuova vita. O forse, potremmo dire, a due nuove vite, una che per la prima volta aprirà gli occhi al mondo e l’altra che li riaprirà alla luce dopo un periodo di oscurità.

 

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