Il ruolo dell’inositolo sulla fertilità maschile e femminile

L’inositolo è stato molto studiato, negli ultimi anni, per la sua influenza positiva sulla fertilità femminile e maschile. È un vitamino-simile del gruppo B, presente in numerosi alimenti, come il lievito di birra, gli agrumi, i cereali integrali, il tuorlo d’uovo, la carne, soprattutto il fegato, le noci, le arance e le banane e disponibile anche sotto forma di integratori.

L’inositolo è stato molto studiato, negli ultimi anni, per la sua influenza sulla fertilità femminile e maschile. “In particolare ha destato interesse il ruolo di due suoi stereoisomeri, il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo”, precisa la Dottoressa Marina Bellavia, specialista in Medicina della riproduzione del Centro fertilità ProCrea. “Questi due stereoisomeri sono stati studiati in particolare nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico e in quelle che hanno una scarsa risposta ai trattamenti di fecondazione in vitro (le poor-responders)”.

Si tratta di due situazioni nelle quali la realizzazione del sogno di maternità presenta qualche ostacolo supplementare. Nella prima si è visto che uno squilibrio tra i due stereo-isomeri potrebbe causare una scarsa qualità ovocitaria: in particolare, il mio-inositolo è efficace nel ristorare un’attività ovarica spontanea e conseguentemente migliorare la fertilità.

Nelle pazienti candidate alla fecondazione in vitro il mio-inositolo gioca un ruolo benefico sugli ovociti, mentre un incremento del D-chiro-inositolo ha un effetto negativo; si è visto, in particolare, che il mio-inositolo è associato a un aumento della sensibilità dell’ovaio alle gonadotropine con conseguente riduzione della dose totale delle stesse necessaria durante i protocolli di iperstimolazione ovarica controllata e un aumento degli ovociti”. In pratica, si tratta di due molecole con un ruolo importante nel percorso verso la maternità.

Sembra che l’inositolo abbia un ruolo anche nell’infertilità maschile che, come noto, è un disordine multifattoriale presente nel 30% degli uomini in età riproduttiva. Tra i fattori che potrebbero diminuire la fertilità negli uomini si può ricordare lo stile di vita, il regime alimentare e lo stress ossidativo. In particolare, un eccesso di quest’ultimo potrebbe creare un danno alla membrana degli spermatozoi, con conseguenze negative sui risultati della fecondazione in vitro, nonché influenzare negativamente lo sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti.

Il mio-inositolo viene naturalmente prodotto nel sistema riproduttivo maschile e concentrazioni ridotte sono state associate a infertilità, mentre l’integrazione per almeno tre mesi pare aumentare la concentrazione e la motilità spermatica.

Queste conoscenze sottolineano ulteriormente l’importanza, per coloro che desiderano diventare genitori, di una dieta specifica ma anche del supporto personalizzato di un nutrizionista.

 

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